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(VIDEO) Io non mi arrendo: rivedi la puntata

Una storia vera ambientata nella Terra dei Fuochi. Giuseppe Fiorello è il protagonista della fiction dedicata alla figura di Roberto Mancini, il poliziotto che per primo portò alla luce il dramma dello sversamento illegale di rifiuti tossici in Campania. “Io non mi arrendo”, per la regia di Enzo Monteleone, è liberamente ispirato alla vicenda di un uomo straordinario e di una terra martoriata in cerca di perenne riscatto.

Marco Giordano (Giuseppe Fiorello) non è campano, ma chi lo ricorda bene è pronto ad affermare che è come se lo fosse. In quella terra martoriata il vice commissario Giordano ci capita dopo un’indagine per usura iniziata dai controlli su una banca locale a Fondi. Marco si imbatte così in Gaetano Russo (Massimo Popolizio), avvocato di provincia, sempre pronto a cogliere buoni affari. Il corpulento avvocato fa incetta di terreni di scarso valore agricolo e senza apparenti prospettive di sfruttamento. Apparenti. Perché un obiettivo chiaro Russo ce l’ha. Usare quei terreni come discariche per rifiuti tossici. Marco, grazie al suo fiuto investigativo e ai piccoli aiuti di Vincenzino, un ragazzino del posto tanto sfrontato quanto coraggioso, intuisce il distruttivo business che sta per abbattersi su quella sfortunata terra e ingaggia con Russo una sfida che, alla resa dei conti, finirà per impegnarlo per quasi due decenni. Anni in cui trova l’amore di Maria (Elena Tchepeleva), una simpatica ragazza dell’est che sposerà e da cui avrà una figlia, Martina. Anni in cui le indagini di Marco proseguono solo grazie alla caparbietà sua e a quella del suo piccolo gruppo di affiatati colleghi. Ma non è facile indagare su un uomo come Russo, ricco di mezzi finanziari ma soprattutto ricco di relazioni nella pubblica amministrazione, nella politica, ell’economia e anche nella magistratura. Un uomo che realmente controlla il suo territorio. Indagini, intercettazioni appostamenti, tutto confluisce in un rapporto di 250 pagine e in allegati racchiusi in ben settanta faldoni. Anni di lavoro investigativo che Giordano sente di dover portare a termine specie dopo la morte per tumore di Vincenzino. La causa? Quelle discariche che si stanno mangiando la terra, l’acqua e l’aria. Si sono mangiate Vincenzino, si sono mangiate intere comunità e ora si stanno mangiando il corpo di Marco. Lui ha fatto la sua scelta. Far incriminare Russo e interrompere i suoi sempre più lucrosi e imponenti traffici.

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Quando la sua inchiesta viene frettolosamente archiviata e sepolta nei sottoscala del tribunale di Napoli tutto precipita. Marco Giordano accetta un incarico secondario al commissariato di San Lorenzo, a Roma, e soprattutto accetta di dover lottare contro il progredire della sua malattia. Con Russo lui ha perso la sua battaglia. Marco è ben voluto nel quartiere. Con Maria affronta gli alti e bassi di una malattia che lo costringe a periodici cicli di chemioterapia. Ammettere di fronte alla figlia la malattia non è facile ma lui è un uomo che non si arrende. Marco capisce che con Russo i conti non sono chiusi quando legge un articolo sull’inaugurazione di una scuola. Una scuola che sorgerà sopra una delle sue vecchie discariche. Marco non immagina neppure che un giovane magistrato della DDA di Napoli, Giovanni Cattaneo (Paolo Briguglia) ha deciso di riaprire la sua vecchia inchiesta. I faldoni del suo rapporto sono quasi tutti spariti. Dovrà ricostruire l’indagine. Pezzo dopo pezzo. Se la sente? Marco, sempre più provato dalla malattia, non è un uomo che sa arrendersi. Ricostruire l’inchiesta significa ricostruire il suo vecchio gruppo operativo. Lo fa. È il suo ultimo atto, pochi giorni prima che la morte se lo venga a prendere.

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